Vaso di forma “moonjar” in argilla selvatica raccolta a mano (Castellamonte, Torino), con smalto composto da granito rosa locale, anch’esso raccolto a mano, ridotto in finissima polvere e mischiato con cenere di quercia e acacia, secondo la ricetta Nuke giapponese.
La struttura cromatica dello smalto è difficile da definire: genera un effetto variegato e ricco di sfumature. Le impurità dell’argilla e del granito, con i frammenti di quarzo, testimoniano l’origine dei materiali.
La temperatura di cottura è di 1260 °C, che rende la ceramica durevole e resistente.
Esemplare unico, conservazione perfetta.
Giulia Forgione (Bordighera, 1988) è una ceramista e antropologa che lavora con argille locali, rocce e materiali di scarto. La ricerca dei materiali in natura avviene lentamente, a piedi nei boschi, tra piccoli ruscelli e su per le colline, così come è lento il suo fare ceramica. Una produzione possibile solo dopo numerosi test e sperimentazioni che tengono conto della infinita diversità delle proprietà dei materiali. La cottura ad alta temperatura permette di ottenere opere durevoli e resistenti e, allo stesso tempo, di osservare una corrispondenza tra il processo ceramico e i fenomeni di formazione delle rocce che avvengono all’interno delle camere magmatiche, bacini di alimentazione dei vulcani. Così come i fenomeni naturali non si riproducono mai identici, produrre ceramica con i materiali locali raccolti significa imparare ad accogliere un ampio margine di variabilità: tutto cambia e niente è riproducibile identico a se stesso.






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